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Rilassati. E' il momento di fare una pausa. Qui sotto troverai una storia molto interessante da leggere bevendo il tuo caffè: la storia della pubblicità. Nel nostro Paese utilizziamo il termine pubblicità per riferirci a tutto ciò che vogliamo rendere noto. Il termine corrispondente inglese è advertising (avvertire) di natura più commerciale, finalizzato al raggiungimento del destinatario del messaggio. Volendo dare un’origine storica alla pubblicità si potrebbe menzionare la figura del banditore, la cui funzione era essenzialmente leggere ad alta voce gli avvisi al pubblico. Lo si vedeva spesso anche in giro per mercati che urlava le caratteristiche e i vantaggi della merce in vendita. Siamo nel Medioevo, ma in Italia questo personaggio sopravvisse addirittura fino agli anni Trenta e Quaranta del secolo appena trascorso. I banditori possono essere ritenuti i precursori degli attuali presentatori dei messaggi pubblicitari radiotelevisivi. Ma la pubblicità come la intendiamo oggi nasce con la rivoluzione industriale a causa dell’aumento della produzione commerciale. E’ in questo periodo che vengono alla luce diverse varietà di prodotti, e la concorrenza tra imprenditori si muove verso una maggior informazione degli acquirenti. Nasce così la necessità di farsi pubblicità, attraverso la stampa, i giornali e i manifesti. Tra il Seicento e il Settecento in Italia c’erano periodici di informazione varia, e in uno di questi apparve quello che oggi riteniamo essere il più vecchio annuncio pubblicitario italiano. La grande stagione pubblicitaria inizia alla fine dell’Ottocento. I due grandi canali d’informazione erano i quotidiani, dove appaiono sempre più spesso le inserzioni dei venditori, e i manifesti che fondono l’immagine con la parola mediante la stampa a colori. Il manifesto nasce come nuova forma letteraria da parte degli artisti del Futurismo ma di fatto Toulouse-Lautrec fu il primo pittore ad intuire l’importanza del nuovo genere; furono suoi i primi manifesti pubblicitari veri e propri, commissionati per promuovere le attività culturali e teatrali parigine. Capitava spesso di vedere le sue affiches appese dietro ai carri dislocati in giro per Parigi, un po’ come oggi capita di vedere i grandi manifesti pubblicitari sugli autobus della nostra città. L’artista francese era solito firmare le sue opere con un piccolo marchio formato dalle iniziali del suo nome (H, T, e L), molto simile a un logo. Con l’invenzione della macchina da stampa nasce la pubblicità su carta stampata. Il primo marchio di fabbrica risale al XVI secolo. Da allora i commercianti affissero fuori dai propri negozi i loro simboli di riconoscimento. Negli anni Venti la pubblicità si avvia a operare secondo regole scientifiche. E’ del 1925 il primo trattato di Daniel Stach sulla tecnica pubblicitaria in cui vengono fissate le 5 regole fondamentali del messaggio: essere VISTO, LETTO, CREDUTO, RICORDATO ed infine, deve essere capace di spingere il compratore ad ACQUISTARE un determinato prodotto. Dopo la prima guerra mondiale la produzione pubblicitaria si è trasformata in un’industria di dimensioni gigantesche, questo grazie agli stimoli indotti dal grande progresso scientifico. Si comincia a fare un ampio uso di insegne luminose. La radio, negli anni Venti ha portato alla creazione di tecniche di vendita basate sulla viva voce.
Ma la più grande invenzione del dopoguerra è stata la televisione, mezzo che ha portato l’industria pubblicitaria a perfezionarsi nella tecnica con l’utilizzo sincrono di immagine e voce. Attualmente con Internet la diffusione pubblicitaria si è ampliata ulteriormente grazie al costo ridotto, associato alla sua immediatezza nel raggiungimento del destinatario. |